Il Giocatore piemontese

Un’indagine del coordinamento dei Sert piemontesi, condotta tra il 1 gennaio 2006 e il 31 dicembre 2007, riportava il profilo del giocatore patologico piemontese. Le ASL che hanno partecipato attivamente alla ricerca sono state 12, per un totale di 269 questionari validi su 278 raccolti. Il campione di giocatori patologici afferenti ai Servizi del Piemonte è composto per l’86% da uomini e per il 14% da donne.

La fascia d’età più rappresentata è quella dei 40-49enni (37% del campione), dato significativo rispetto alla popolazione piemontese in cui la rappresentatività di questa fascia di età è circa del 16% (dati Istat 2004).Gli sposati e/o conviventi sono circa il 52%, i single il 27%, i vedovi il 2,6, mentre la percentuale dei separati/divorziati corrisponde al 18,5% del campione.

Pur risalendo questi dati ad alcuni anni fa, e non essendoci rielaborazioni più recenti, abbiamo ritenuto utile riportarli in
quanto forniscono alcune informazioni interessanti sul tipo di popolazione maggiormente affetto da dipendenze di questo tipo:

• Genere: 86% uomini, 14% donne (di cui spesso alcol dipendenti: 75% uomini; 25% donne; o tossicodipendenti (83%uomini, 17% donne);

• Età: 37% fra i 40 e 49 anni; 24% fra i 30 e 39 anni; 16% fra i 50 e 59 anni; 14% ultrasessantenni;

• Stato civile: 52% sposato o convivente; 27% single; 18% separato o divorziato; 3% vedovo;

• Titolo di studio: 55% in possesso di licenza media inferiore; 29% di licenza media superiore; 12% di licenza elementare/nessun titolo di studio; 4% di laurea;

• Condizione lavorativa: 74% occupato; 13% pensionato invalido; 10% disoccupato; 2% casalinga; 1% studente.

Il tipo di gioco che va per la maggiore sono le Slot machines, che superano di gran lunga – si va quasi al raddoppio – un blocco quasi omogeneo di dipendenze da lotterie istantanee, lotto, casinò, scommesse sportive, ecc.

Lo studio riporta anche una serie di tabelle in cui si incrociano settori di gioco con età, condizione lavorativa e titolo di
studio, ed è reperibile sia sul sito dei Sert piemontesi www.giocopatologicopiemonte.it, sia su quello dell’osservatorio
di Libera (azzardo.liberapiemonte.it, nella sezione “Studi e ricerche”).

Interessante è il dato sulle abitudini di gioco: il 90% dei giocatori patologici gioca da solo, mentre solo il 10 % con altre
persone. Inoltre, il 74% di questi ha chiesto prestiti per giocare:
nel 29% dei casi ad amici, nel 28% dei casi a familiari, nel 26% a finanziarie, nell’8% ad usurai, un altro 8% a gestori di locali.

Come viene trattato un giocatore?

Generalmente, quando un giocatore patologico si rivolge al Sert per essere curato, interviene un’equipe di professionisti, composta da differenti figure (psicologi, infermieri, medici, assistenti sociali, educatori) che inquadrano la specificità del caso e stabiliscono il tipo di trattamento e di consulenza (per la riabilitazione) necessari.

Nello studio si precisa che le terapie, quando riguardano soggetti aventi in carico una famiglia (46% dei casi), coinvolgono non solo il giocatore patologico ma tutto il nucleo familiare o la coppia. Il 54% degli utenti, inoltre, resta in trattamento per oltre sei mesi. L’invio a gruppi di mutuo aiuto, come Giocatori Anonimi, viene proposto quando i pazienti presentano situazioni di “marcato isolamento sociale” e “scarse capacità elaborative”. In tal modo si vuole favorire “l’acquisizione di competenze sociali e di migliorare la gestione degli aspetti concreti relativi al rapporto con il gioco ”50.

I casi di soggetti vittime di usura risultano poco numerosi (ne vengono segnalati 1-2 per ambulatorio), ma resta un problema comune l’indebitamento con le finanziarie. Molti giocatori hanno numerosi prestiti legali con banche e finanziarie, che arrivano a coprire l’intero stipendio. Con quanti si trovano in situazioni di forte sovraindebitamento, si cerca di mettere in atto una razionalizzazione dei debiti, affidandosi eventualmente ad un consulente finanziario.

Le vittime di usura vengono inviate ad una consulenza legale o a centri specifici, e in alcuni casi si procede alla richiesta di un
amministratore di sostegno, istituto che permette di ridurre il rischio di reiterare altri debiti e tutela maggiormente il soggetto.

I costi sanitari nel 2011

Per quanto riguarda il calcolo dei costi sociali, a partire da quelli sanitari, sostenuti dallo Stato per curare chi si ammala di gioco, la nostra ricerca ha visto rispondere il 36,36% dei Sert piemontesi (12/33), ossia: Acqui Terme, Alessandria, Asti – Nizza Monferrato, To4 Ciriè, Cossato (BI), To5 Nichelino, To3 Lucignolo – Rivoli, To3 Torre Pellice, To3 Giaveno (comprendente anche Orbassano e Beinasco), To3 Collegno, Distretto 3, Verbania Cusio Ossola.

I dati richiesti (inizialmente numerosi, poi ridotti a causa delle difficoltà nell’ottenimento delle risposte) riguardano: numero e tipologia del personale impiegato nel Sert e dedicato al GAP (gioco d’azzardo patologico), ore dedicate settimanalmente da ciascuno, numero dei pazienti trattati nell’anno 2011 (361 in totale).

Premesso che il calcolo rappresenta una stima per difetto, ottenuta moltiplicando il costo lordo orario del professionista (secondo il tariffario regionale sanitario aggiornato al 2009#51) per le ore settimanali e poi annuali (su 50 settimane), il costo sanitario dedicato al GAP in Piemonte, escludendo i costi di ribaltamento delle strutture, attrezzature e materiali utilizzati, e facendo una media laddove non vengono specificate le tipologie di operatori coinvolti, si attesta intorno ai 630.000 euro per il 2011. Se, a titolo indicativo, si proiettasse il campione sul 100%, la stima relativa ai Sert della regione Piemonte si attesterebbe poco al di sotto di 1.800.000 euro, esclusi i costi di ribaltamento.