Cos’è il GAP (gioco d’azzardo patologico)

Quando l’impulso a giocare si fa persistente, e diventa difficile porvi dei limiti, il gioco d’azzardo si definisce patologico, ossia diventa una vera e propria malattia.

I sintomi sono:

  • pensiero costante al gioco :necessità di aumentare il livello delle puntate per provare senso di ebbrezza, anche se non ce lo si può permettere, inseguendo la vincita nonostante le perdite subite  fallimento dei tentativi di controllare l’impulso da gioco;
  • irritabilità, irrequietezza, ansia, depressione, graduale incapacità di stare con gli altri; bisogno di giocare per fuggire dai problemi; propensione a raccontare bugie alle persone care e ai medici per nascondere l’ossessione da gioco, col rischio di perdere affetti importanti;
  • facilità nel commettere azioni illegali per procurarsi il denaro necessario per giocare o nell’affidarsi ad estranei per colmare questa necessità; diminuzione della resa nel lavoro e/o nello studio;
  • sintomi fisici di stress da gioco quali dolori allo stomaco, ulcere, coliti, ipertensione, malattie cardiache, insonnia, perdita dell’appetito, emicranie.

Secondo l’OMS il GAP colpisce il 3% della popolazione adulta,e sempre più anche i giovani. Pur essendo riconosciuto a livello mondiale come una patologia, in Italia non è ancora così, anche se il governo Monti sembra orientato a recepire tale definizione.

L’American Psychiatric Association (APA) nel 1980 introdusse il concetto di dipendenza da gioco d’azzardo nell’ambito del DSM III (Diagnostic and Statistical Mental Disorders), inquadrandolo come disturbo psichiatrico nella sezione “Disturbi del controllo degli impulsi”.

Il GAP viene ricompreso inoltre tra le “New Addiction” (nuove dipendenze, tra cui compaiono anche Sexual Addiction, Internet Addiction, Compulsive Shopping), dovute a disturbi comportamentali (Behavioural Addiction) e non a sostanze specifiche (Chemical Addiction).

Il GAP in Piemonte

Nel Piano Sanitario 2007-2010 della Regione Piemonte, il GAP veniva segnalato per la prima volta come dipendenza patologica da comportamenti dall’impatto sociale, economico e sulla salute.L’ente decise di stanziare, all’avvio del progetto (2007), 100.000 euro.

Il 21 dicembre 2007, inoltre, fu siglato un Accordo di collaborazione tra il Ministero della Salute (Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria) e la Regione Piemonte (Direzione Regionale Sanità) per la stesura di un progetto nazionale in tema di Dipendenze Comportamentali.

Nel 2008 la Regione Piemonte, con l’Assessorato regionale alla Tutela della Salute e Sanità, istituì un gruppo di lavoro regionale sul GAP (Gioco d’azzardo patologico), composto da 13 esperti tra psicologi, medici ed educatori operanti presso i Sert delle ASL piemontesi, coordinati dal dott. Remo Angelino.

In quell’occasione la Regione Piemonte ribadiva anche l’impegno a sviluppare ed implementare la rete di servizi sul GAP (si veda la Determinazione n. 120 del 10 marzo 2008).

Tra gli obiettivi generali previsti in tale determinazione, si chiede di “migliorare il quadro conoscitivo regionale rispetto alle caratteristiche del fenomeno”, “favorire l’accesso delle persone con queste patologie nella rete dei servizi, agganciando le persone che non afferiscono ai servizi (riduzione del sommerso)”, “attivare collaborazioni con le istituzioni che, a vario livello, si occupano del “GAP” (Enti Locali, Forze dell’Ordine, Associazioni di categoria, Associazioni di mutuo aiuto, ecc.)”.

E’ lo stesso gruppo di lavoro a riprendere questi obiettivi, integrandoli con altri, soprattutto nell’ottica di fare informazione, sensibilizzazione e prevenzione, grazie anche al confronto con altre realtà locali e nazionali.

In questo senso, e tra le altre iniziative, nel 2010 si è svolto il GAP Tour.

Quanto incide il fenomeno sulla popolazione piemontese?

Scrive Elsa Marcaccini#49: “Sebbene non esistano dati precisi sulla situazione italiana, e su quella piemontese in particolare, le stime di prevalenza disponibili (D.S.M. IV) indicano una percentuale tra l’1 e il 3% della popolazione adulta di giocatori patologici.

Tale percentuale appare piuttosto significativa, specie se messa in relazione con i costi sociali che derivano dalle forme patologiche di gioco d’azzardo, non solo nell’area delle relazioni sociali e familiari (crisi economiche, separazioni, divorzi, problemi nella gestione dei figli), ma anche in quella sanitaria (crisi depressive, rischio di atti anticonsevativi, sintomi stress-related) e legale ( frodi, furti, episodi di microcriminalità, riciclaggio di denaro, usura)”.

Inoltre, secondo i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale risulta che “la casistica in carico, escludendo i casi di comorbilità già in carico ai Ser.T., è passata da 166 casi del 2005 a 550 del 2009, fino a 820 nel 2010, con un forte incremento degli accessi”.