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VIII. La lobby dei giochi (leggete attentamente) Glaming,Lottomatica,Snai,Sisal,Atlantis

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glaming

 

Chiunque, dotato di buonsenso, alla luce delle riflessioni svolte,concorderebbe sulla necessità di approvare modifiche legislative atte ad arginare in qualche modo le derive provocate dalla presenza di sempre maggiori quote di giocatori, anche patologici,nella popolazione, con tanto di costi sociali annessi.

Tuttavia la prassi sta portando nella direzione opposta, e il motivo è semplice: intorno al settore del gioco d’azzardo si catalizzano in misura crescente interessi economici ineludibili anche da quanti considerano poco etico dilapidare i patrimoni in attività ludiche.

Vi sono dunque conflitti d’interesse da parte di chi regolamenta il settore, dando vita a vere e proprie lobby trasversali, soprattutto in Parlamento e negli organismi statali.

È qui che si annidano le responsabilità primarie di quanto sta accadendo.

Ecco qualche esempio.

Il caso Glaming

A giugno 2011 la Mondadori dava notizia della nascita di una nuova società per giochi online, la “Glaming Srl”, come si evince dall’articolo pubblicato sul Corriere della Sera da S. Rizzo.

La Mondadori in questo modo è entrata nel settore dei giochi via internet, tra i quali spicca il poker online, che come abbiamo visto in precedenza è stato legalizzato con la manovra finanziaria della scorsa estate.

Il primo conflitto evidente è quello che riguarda la proprietà delle Mondadori: la società appartiene alla figlia di Silvio Berlusconi, e le modifiche che hanno riguardato il mondo dei giochi sono state realizzate dal Governo Berlusconi.

La Glaming è controllata al 70% dalla Mondadori e al 30 % dalla Fun Gaming, il cui capitale a sua volta è ripartito tra la Buel srl (51%) e la Entertainment and Gaming Invest, le cui quote sono custodite a una fiduciaria il cui nome del proprietario risulta sconosciuto.

Tale elemento la porrebbe in evidente contrasto con la disciplina antimafia che, oltre a prevedere il potere di verifica della Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, prescrive l’obbligo di comunicare l’identità dei fiducianti per le imprese aggiudicatarie di appalti pubblici.

La Buel srl, invece, è di proprietà di Marco Bassetti, marito dell’ex sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi. Inoltre, il presidente della società è Aldo Ricci, che è stato per due volte amministratore delegato della Sogei, la società pubblica
che gestisce l’anagrafe tributaria.

Di per sé questo non crea conflitto, senonché pare che Ricci sia presidente di una società privata titolare di una concessionaria per i giochi online – concessione che viene rilasciata dall’amministrazione finanziaria che Ricci rappresenta in un’altra società#34.

Ulteriore anomalia è che, nei regolamenti amministrativi per l’assegnazione della concessione e la stipula della convenzione per il gioco d’azzardo online è presente un articolo che prevede, tra i requisiti per la partecipazione, che la società “non gestisce in maniera diretta od indiretta organizzazioni od attività sportive o comunque altre attività i cui esiti siano oggetto di giochi pubblici”.

Nel Gruppo Fininvest, però, ci sono sia la Mondadori che la squadra di calcio del Milan#35.

Il caso Mondadori non è l’unico, e del resto un’industria che muove 73 miliardi l’anno è indubbiamente una realtà che i poteri forti mirano a controllare ed influenzare.

Conflitti d’interesse bipartisan In Italia molte aziende importanti hanno interessi diretti o indiretti nel gioco d’azzardo.

Tra questi, Lottomatica, che è tra i leader a livello mondiale nell’industria del gioco, è controllata per il 59,8% dal Gruppo De Agostini; Poste Italiane, che vende i Gratta&Vinci, si è aggiudicata una concessione, attraverso Poste Mobile, per il gioco a distanza;

la SNAI ha ceduto il 51% delle sue quote a due gruppi finanziari, Investindustrial e Palladio Finanziaria: la prima detiene una partecipazione del 55% in Cogetech (principale fornitore di tecnologia e concessionario nel settore giochi) e in Ducati e Gardaland, mentre la seconda rappresenta un gruppo importante con Buffetti, Riello e le profumerie Limoni;

SISAL ha stretto un accordo con la SNAG (il principale sindacato dei giornali italiani)
per portare tutti i suoi giochi nelle edicole della penisola#36.

Preoccupante è il caso della società Altlantis, multinazionale delle slot machines, che finanziò con 50 mila euro la campagna elettorale di Amedeo Laboccetta, che nell’ultimo Governo Berlusconi fece parte della Commissione Bilancio per il PdL.

Laboccetta è stato per anni il rappresentante legale in Italia di Atlantis, società che appartiene al gruppo Atlantis World Group of Companies N. V., che è la più grande concessionaria di slot machines nel nostro paese.

Rappresentante dell’Atlantis World Group è Francesco Corallo, incensurato, figlio di Gaetano Corallo, latitante catanese legato al boss Nitto Santapaola.

Sia Laboccetta che Corallo sono tornati agli onori della cronaca nel 2011 a seguito di alcune perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza a proposito delle attività di
Massimo Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano, indagato per associazione a delinquere ed altri reati.

La banca avrebbe erogato un finanziamento di 148 milioni di euro all’Atlantis,società la cui catena di controllo fa capo ad un’azienda che ha la sede nelle Antille Olandesi, di cui Corallo è titolare.

Corallo, per evitare le perquisizioni, ha dichiarato di essere un ambasciatore FAO, e quindi di godere dell’immunità diplomatica, cosa smentita dall’organizzazione.

Durante la perquisizione negli uffici si è presentato Laboccetta che, invocando l’immunità parlamentare, ha rivendicato la proprietà di un pc portatile presente nell’ufficio#37.

Sicuramente la situazione non è limpida, ma bisognerà attendere il prosieguo delle indagini.


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