La Commissione Europea

Il diritto di fonte comunitaria in materia di gioco d’azzardo si determina
dal Trattato istitutivo dell’Unione della Comunità Europea
(Maastricht, 7 febbraio 1992) e dalla direttiva 2006/123/ CE relativa ai
servizi di mercato interno.

Sulla base di queste leggi,la Commissione ha contestato le misure nazionali
adottate da diversi Stati europei in questa materia, anche quella italiana.

In particolare, la Commissione ha chiesto agli Stati di spiegare ufficialmente
come le leggi adottate in materia di giochi siano compatibili con i principi
fondamentali della “libertà di stabilimento” (art. 43#28), del
“divieto di restrizione dei capitali”(art. 56#29) e del principio della
“libera prestazione dei servizi”(art. 49#30), contenuti nel Trattato di Maastricht.
Queste sono una serie di norme che mirano a tutelare la libertà di movimento
nel mercato interno, a prescindere dal luogo di residenza della
persona fisica o giuridica e dal luogo di collocamento del capitale.

L’Unione Europea considera il gioco d’azzardo particolarmente vulnerabile al
rischio di frode e di abuso per l’attività criminale e per questo motivo nel
1992 al summit di Edimburgo ha deciso di non armonizzare a livello europeo la legislazione dei vari paesi e di attribuire ai singoli Governi competenza per
intervenire direttamente in materia.

Ciò nonostante si è creato un delicato equilibrio tra i singoli Stati membri e l’UE,
che trae origine da un duplice e contrastante interesse che gli Stati europei hanno dimostrato nei confronti dell’industria del gioco.

Solitamente, l’obiettivo dei Governi dovrebbe essere quello di proteggere i cittadini, assicurando che il gioco d’azzardo si realizzi all’interno di un ambiente sicuro e
protetto, e che le persone che forniscono tali servizi siano integre e qualificate.
Queste esigenze si riflettono sulle leggi che sovente prevedono, dal lato dell’offerta, l’introduzione di regimi di autorizzazione per esercitare le attività legate al gioco
d’azzardo:di conseguenza l’industria del gioco risulta caratterizzata da
numerose restrizioni che cancellano gli incentivi tipici di un mercato libero.

Dall’altro lato, nelle diverse procedure di infrazione aperte dalla Commissione Europea, questa ha sottolineato come gli Stati spesso siano incoerenti nei loro comportamenti:
da un lato giustificano le restrizioni con l’esigenza di tutelare il consumatore,
dall’altro sono i primi ad incoraggiare i cittadini a partecipare a giochi d’azzardo.

Il 24 marzo 2011 la Commissione Europea ha pubblicato il Libro Verde sul gioco d’azzardo on-line nel mercato interno al fine di avviare un’ampia consultazione pubblica su tutti i problemi di ordine pubblico e sugli aspetti relativi al mercato interno del rapido sviluppo dell’offerta di gioco d’azzardo on-line rivolta a
cittadini situati nell’UE. Oggetto specifico delle consultazioni sarà quello

di sondare i pareri di tutte le parti interessate per giungere ad una migliore comprensione delle problematiche specifiche legate allo sviluppo dell’offerta di servizi di gioco d’azzardo on-line,sia legale che “non autorizzata”, indirizzata ai consumatori
stabiliti nell’UE. La consultazione mira a raccogliere informazioni in merito
all’esistenza e all’entità dei rischi sociali e di ordine pubblico connessi a questa attività.

Essa vuole inoltre stimolare contributi sugli strumenti normativi etecnici che gli Stati membri utilizzano o potrebbero utilizzare per garantire la tutela dei consumatori e la salvaguardia dell’ordine pubblico o di altri interessi pubblici, per assicurare
l’efficacia di detti strumenti, in considerazione della necessità di un’applicazione proporzionata, sistematica e coerente della politica nazionale in materia di gioco d’azzardo on-line.

Infine, la consultazione dovrebbe contribuire ad accertare se le vigenti norme applicabili ai servizi di gioco d’azzardo on-line a livello UE siano idonee ad assicurare la coesistenza generale dei sistemi nazionali e ad appurare se una maggiore cooperazione a livello UE possa aiutare gli Stati membri a conseguire più efficacemente gli
obiettivi della politica nazionale in materia di gioco d’azzardo.

Le consultazione sono terminate il 31 luglio 2011, ma siamo ancora in attesa di capire qual è stato il loro esito.

La Corte di Giustizia

In questo quadro politico è intervenuta sovente la Corte di Giustizia, affermando che uno Stato membro non può applicare restrizioni sugli operatori stranieri se esso stesso si dimostra impegnato ad espandere il mercato del gioco d’azzardo.

Di particolare importanza è la sentenza Placanica (6 marzo 2007),dove si afferma che:

1) Una normativa nazionale che vieta l’esercizio di attività di raccolta, di accettazione, di registrazione e di trasmissione di proposte di scommesse, in particolare sugli eventi sportivi, in assenza di concessione o di autorizzazione di polizia rilasciate dallo Stato membro interessato, costituisce una restrizione
alla libertà di stabilimento nonché alla libera prestazione dei servizi previste rispettivamente agli artt. 43 CE e 49 CE.

2) Spetterà ai giudici nazionali verificare se la normativa nazionale,
in quanto limita il numero di soggetti che operano nel settore dei giochi d’azzardo, risponda realmente all’obiettivo mirante a prevenire l’esercizio delle attività in tale settore per fini criminali o fraudolenti.

3) Gli artt. 43 CE e 49 CE devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nelle cause principali, che esclude e per di più continua a escludere dal settore dei giochi di azzardo gli operatori costituiti sotto forma di società di capitali le cui azioni sono quotate nei mercati
regolamentati.

4) Gli artt. 43 CE e 49 CE devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nelle cause principali, che impone una sanzione penale a soggetti quali gli imputati nelle cause principali per aver esercitato un’attività organizzata di raccolta di scommesse in assenza della concessione o
dell’autorizzazione di polizia richieste dalla normativa nazionale allorché questi soggetti non hanno potuto ottenere le dette concessioni o autorizzazioni a causa del rifiuto di tale Stato membro, in violazione del diritto comunitario, di concederle loro#31.