A detta di Eurispes (2010), il gioco d’azzardo rappresenta
attualmente circa il 13,1% dell’intero fatturato criminale.
Rispetto a quanto detto poc’anzi, il problema sorge quando la
liceità del gioco d’azzardo, creando un mercato in cui denaro
di provenienza illecita viene immesso in circuiti legali, di fatto
diventa un viatico per le mafie per riciclare denaro in grosse
quantità.

L’interrogativo è il seguente: la regolarizzazione del
gioco d’azzardo riduce il business mafioso, oppure consente di
estendere al circuito legale di proventi e affari illegali? Secondo
la Guardia di Finanza#19 il gioco illecito non solo sottrae risorse
pubbliche ma danneggia la libera concorrenza nel settore.

Trattasi infatti un fenomeno plurioffensivo che mina gli interessi
finanziari dello Stato, poiché produce evasione fiscale e sottrae
al bilancio generale risorse da destinare al benessere della
collettività; lede gli interessi del mercato e del sistema economico,
in quanto chi organizza e promuove giochi illegali e abusivi danneggia
gli operatori autorizzati che rispettano le regole e, infine, la
sicurezza generale dell’ordinamento, perché le offerte di gioco non
gestite e non garantite dallo Stato sono insicure e pericolose e
perché i grandi profitti generati dalle attività ludiche svolte
abusivamente attirano gli interessi della criminalità organizzata.

La Relazione della DNA 2010

Un capitolo della Relazione annuale della Direzione Nazionale
Antimafia del 2010 è dedicata alle infiltrazione della criminalità
organizzata nel gioco lecito, per la prima volta in modo così
analitico. Riportiamo di seguito i passaggi salienti:

“La criminalità mafiosa, senza abbandonare le sue tradizionali
forme di intervento quali la gestione di bische clandestine,
l’organizzazione del toto nero o del lotto clandestino, si è
concentratanei settori più lucrosi del gioco, e dunque innanzitutto
nella gestionee nell’alterazione delle c.d. macchinette.[…]
Gruppi criminali mafiosi si sono mossi utilizzando gli strumenti per
loro tradizionali, e dunque costringendo gli esercenti – con la forza
dell’intimidazione – a noleggiare gli apparecchi dalle ditte vicine al
clan, ma hanno anche fatto ricorso, per aumentare gli introiti, alla
gestione di apparecchi irregolari.

Anche le sale Bingo rappresentano un settore di grande interesse per
la mafia, che mira ad infiltrarsi nelle società di gestione delle stesse.

A tale riguardo fa riflettere la circostanza che alcune concessioni
per la gestione di sale Bingo siano state aggiudicate a prezzi non
competitivi, cosi che appare agevole ritenere che la compensazione
debba avvenire per altri canali illeciti quali il riciclaggio o le
frodi informatiche. Nell’ambito delle scommesse clandestine
per via telematica, attraverso gli internet point, risulta evidente
l’inserimento della criminalità organizzata, reso più agevole dalla
circostanza che questa forma di scommessa viene esercitata attraverso
bookmakers stranieri (privi di ogni autorizzazione da
parte di AAMS) con ulteriori difficoltà nello svolgimento dei controlli.

Altro settore di infiltrazione della criminalità organizzata è quello
delle corse ippiche, dove l’illiceità delle attività può riguardare sia
la gestione delle scommesse presso i punti SNAI sia la gestione delle
stesse corse che possono essere influenzate da accordi occulti tra
scuderie, da atteggiamenti minatori verso i fantini o dalla pratica
del doping sugli animali. Sempre diffusa è poi l’attività estorsiva nei
confronti di vincitori di lotterie concorsi […].
Né può essere dimenticata la prassi di ripulire il denaro mediante
false vincite di concorsi e lotterie.[…]

Anche le case da gioco rappresentano tradizionalmente per la
criminalità organizzata una forma di riconversione di denaro con
risultati immediati. Le case da gioco infatti possono essere utilizzate
a scopo di riciclaggio o attraverso l’acquisizione diretta del controllo
della casa da gioco, con importanti effetti indotti quali, tra l’altro,
l’acquisizione delle strutture legate al casinò (alberghi, ristoranti,
locali notturni); o mediante l’abusiva concessione di prestiti ad alti
tassi d’interesse da parte dei cosiddetti cambisti per finanziare i
clienti in perdita e ormai invisi all’ufficio fidi del casinò; o infine
ricorrendo a giocate fittizie, cambiando rilevanti somme di denaro
(in più tranche per sfuggire alle segnalazioni di legge), ed ottenendo
poi a fine serata un assegno emesso dalla casa da gioco che
attribuisce la liceità di una vincita, alle somme provento di attività
delittuose. […]

In definitiva la criminalità organizzata sta acquisendo quote
sostanziose del mercato del gioco, i cui introiti (anche quelli legali)
sono in crescita esponenziale. Le conseguenze di tale forte
penetrazione criminale sono gravissime andando ad incidere in
maniera significativa sulle entrate fiscali, sulla tutela del mercato
in cui operano anche soggetti in regola, sulla protezione degli utenti
del gioco”#20.

Complici delle mafie per sfuggire al controllo dello Stato

Il mercato clandestino non passa però unicamente per le mani
della criminalità organizzata; il gioco irregolare si realizza
spesso in maniera monadistica, colpevoli alcuni esercenti, che
contravvengono alle norme per guadagnare in surplus rispetto a
quanto effettivamente gli spetta.

Questo accade principalmente nel caso delle Newslot, dove basta
alterare il collegamento alla rete telematica dell’AAMS, in modo
tale che tutto il flusso delle giocate non possa essere registrato
e di conseguenza tenuto sotto controllo. Tutto il sistema di imposizione
fiscale si basa sulla corretta operatività della rete telematica che
garantisce ad AAMS di verificare che le somme versate a titolo di PREU
corrispondano al volume delle giocate, però può accadere che questo sistema
sia soggetto ad attacchi da parte di condotte criminali, come
rilevato dalla Dott.ssa De Martino nella Relazione appena citata,
finalizzate ad alterare i flussi di comunicazione concernenti i dati
del gioco.

In questo modo:

“la criminalità si appropria sia degli
importi che dovrebbero essere corrisposti ai monopoli a titolo di
imposta (PREU) sia dell’agio del concessionario, che è ovviamente
proporzionale al volume delle giocate. Tali condotte si realizzano
mediante un’introduzione abusiva nel sistema telematico ed
installando apparecchiature in grado di impedire le comunicazioni
telematiche tra l’apparecchiatura da gioco e la rete, interrompendo
di fatto il flusso originale dei dati e consentendo la comunicazione di
un flusso diminuito dei medesimi.

Altra prassi criminale è quella di alterare le macchinette previste
dall’art. 110 comma 7, i video giochi,installando una seconda scheda
elettronica di gioco, oltre a quella originale, che consente la
trasformazione dell’apparecchio in una slot con vincita in denaro.
In tal modo attraverso un telecomando si attiva la seconda scheda e
si realizza una newslot non collegata alla rete telematica e sulla quale
dunque non vi è alcun prelievo fiscale commisurato alle giocate”.

I dati disponibili

Dall’interrogazione al sottosegretario al Ministero delle Finanze
Bruno Cesario (24/6/2011), apprendiamo che, in seguito alle
ispezioni svolte dalla Guardia di Finanza in tutta Italia, su 87.050
apparecchi con vincita in denaro e su 13.250 apparecchi senza
vincita in denaro il 13% è risultato irregolare, ovvero circa 12.717
e sono state inoltre sequestrate più di 5.000 newslot, il 5%.

A Torino risulta illegale il 10% delle newslot, mentre, giusto per fare
un paragone estremo, nelle province di Messina, Ragusa, Catania
e Siracusa la percentuale sale al 40%. Prima delle operazioni
Minotauro e Maglio-Albachiara, tutt’ora in corso, in Piemonte
si sono succedute alcune indagini riguardanti il gioco illegale,
quello cioè che fuoriesce dal circuito controllato dallo Stato,
perlopiù gestito dalle mafie.

Fino al 1984, il controllo del gioco d’azzardo, attraverso bische
clandestine e totonero, è stato monopolizzato dalla mafia
siciliana, più precisamente dai Miano, che operavano da Milano.
Nel 1984, in seguito all’arresto del boss Epaminonda, tramonta
l’era del controllo dei siciliani, lasciando spazio ai calabresi,che
fino a quel momento si erano dedicati ad estorsioni e lavoro nero.