Il Gioco d’azzardo come fonte primaria di entrate

La prima motivazione che induce lo Stato a legalizzare
progressivamente ciò che prima era vietato è la convenienza
ai fini fiscali. In un Paese in cui una minoranza paga le tasse, lo
Stato ricorre ai giochi per autofinanziarsi. Le entrate dovute ai
giochi segnano una crescita complessiva del 10,6% (+1.200 milioni
di euro) sostenuta, in particolare, dai proventi del lotto (+31,8%
pari a +1.504 milioni di euro) e dalle entrate degli apparecchi e
congegni di gioco (+6,4% pari a +209 milioni di euro)#13.

Il PREU

Su ogni giocata che viene effettuata, che si tratti di Lotto,
Superenalotto o Gratta e Vinci, lo Stato applica una tassa. Questa
tassa varia da gioco a gioco, la più conosciuta è il PREU.
Il prelievo erariale unico (PREU) è la tassa pagata dalle giocate
alle macchinette. Una parte dell’importo giocato viene restituita
al giocatore sotto forma di vincita (payout), mentre la restante
parte viene periodicamente ritirata dal gestore. Questa viene in
parte riversata al concessionario che incassa la sua percentuale
e l’importo a titolo di prelievo erariale (PREU), che riversa
all’AAMS. Il residuo, al netto della remunerazione per l’esercente,
costituisce il profitto del gestore.

Proviamo a schematizzare per semplicità, considerando una
giocata di 100 Euro:
• 75 Euro vanno erogati in vincite + 1 Euro di margine di
sicurezza aggiunto dai produttori;
• tolti 76 euro rimangono 24 Euro;
di questi 24 Euro:
• 12,6 Euro vanno allo Stato a titolo di Preu;
• i restanti 11,4 Euro vengono divisi tra AAMS, gestore della
rete e costi aziendali vari.
Dunque, circa 12 dei 24 Euro non erogati in vincite va
all’erario#14.
Questo potrebbe spiegare come mai, nonostante danni e costi
sociali del gioco d’azzardo, questo settore non vede crisi, anzi
la sua diffusione e redditività non hanno mostrato nell’arco
di questi anni alcun segno di arresto o di stabilizzazione: al
contrario, risulta oggi in continua espansione, profondamente
modificato e con una redditività costantemente implementata#15.

Basti osservare i bilanci e le relazioni annuali sulla situazione
economica del nostro Paese redatte dal Ministero dell’Economia
e della Finanza.L’ampliamento progressivo del fenomeno legale e
istituzionalizzato del gioco è il risultato di scelte di politica
sociale ed economica,che hanno alimentato nel nostro paese una
correlazione negativa tra economia e gioco d’azzardo. Infatti,
è stato spesso sottolineato,come negli anni di incertezza,
di instabilità economica e di conseguenti politiche di rientro
dal debito pubblico, realizzate attraverso una maggiore pressione
fiscale ed un minore flusso di credito all’investimento ed al consumo,
sia avvenuto un sostanziale incremento dell’azzardo legalizzato#16.

Secondo Raffaele Bianchetti, il“gioco d’azzardo rappresenta oggigiorno
una sorta di moltiplicatore negativo per l’economia […].
La proletarizzazione sistematica del gioco d’azzardo di questi anni
ha comportato non solo la sua massificazione consumistica ma
ha anche consentito allo Stato,“promotore” e “propositore” del
gioco legalizzato, di recuperare le entrate proprio laddove il
prelievo tributario diretto e indiretto risulta di fatto inferiore.
Detto diversamente il gioco d’azzardo è divenuto in buona sostanza
la tassa sulla povertà per eccellenza”#17.

Il progressivo calo delle entrate fiscali

Come si evince dalla tabella seguente, nel corso degli anni il valore
percentuale di introito fiscale è decresciuto rispetto al valore
complessivo della spesa sostenuta effettivamente dagli italiani
nel gioco. Questo è avvenuto perché l’elevata tassazione non rende
conveniente agli operatori del settore l’ampliamento degli
strumenti e degli investimenti connessi alle operazioni di gioco,
e perché si rende sempre più necessario aumentare il livello di
payout (vincita) riscossa per incentivare sempre più i cittadini a
spendere in questo settore.

Anno       Spesa         Entrate erariali  Valore percentuale

Complessiva

2004        24,8                     7,3                29,4%

2005        28,5                    6,16               21,6%

2006        35,2                    6,72               19%

2007        42,2                    7,2                17%

2008        47,5                    7,75               16,3%

2009        54,4                    8,8                16,1%

2010        61,4                   8,83               14,4%

 

Dati in miliardi di euro, fonte: MEF 2011

 

Trattandosi di imposizione indiretta (che colpisce la ricchezza
solo nel momento in cui viene trasferita o consumata), si rende
necessario stimolare il maggior numero di giocatori possibile.
L’aumento del numero di giocatori è dovuto a diversi fattori:
la continua differenziazione dei giochi esistenti; la diffusione
capillare di luoghi dove giocare (dalle classiche tabaccherie che
in alcuni casi sono diventati dei mini casinò, alle slot machines
nei bar, fino alla amplissima offerta di giochi online, che rende
persino superfluo uscire di casa); ed infine una maggiore
accessibilità in termini di somme necessarie da impegnare
per iniziare a giocare#18.

Crisi: giochi e consumi

La preoccupazione cresce, se si considerano i consumi degli
italiani per comparto. Secondo il rapporto Coop 2011, pubblicato
nel settembre 2011, “Gli italiani tentano sempre più la fortuna:
nel 2009 hanno speso 54,4 miliardi di euro, nel 2010 (+12,8%)
61,4 mld e nel primo semestre 2011 (+19,3%) 35,8 mld, con una
proiezione [ampiamente superata] a 73 miliardi a fine anno”.
Una spesa superiore a quella per abbigliamento e calzature,
e che è pari a circa il 60% di quella alimentare ( fonte: Agicos,
8/9/2011). Gli italiani da un lato riducono le spese sui consumi
di prima necessità, dall’altro non si sottraggono al tentativo di
inseguire la fortuna, a costo di impiegare gli averi necessari per
il sostentamento. Sempre senza dimenticare che il gioco è libero
e non può essere mai imposto, viene difficile non pensare che il
nostro sia uno Stato biscazziere.

Più giochi legale, meno giochi illegale

La seconda motivazione addotta per giustificare l’aumento
dell’offerta dei giochi è la necessità di togliere spazio
al gioco illegale,generalmente monopolizzato dalla criminalità
organizzata. Il mercato sommerso dei giochi ha confini e giri
d’affari difficilmente determinabili e misurabili.
Le mafie sono interessate da sempre al settore del gioco poiché
rappresenta un metodo sicuro ed efficace per conseguire ampi
profitti senza incorrere in grossi rischi e per
riciclare denaro di provenienza illecita.