Il termine gioco d’azzardo, che deriva dal francese hasard e
dall’arabo volgare az-zahr “dado” e quindi gioco d’azzardo, “rischio”,
ha origini lontanissime ed è spesso stato oggetto di studio, poiché
nella natura umana vi è quasi una atavica predisposizione a quello
che è l’azzardo.

Codice penale
L’art. 721 del Codice penale stabilisce che “sono giuochi d’azzardo
quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è
interamente o quasi interamente aleatoria”. Perché il gioco possa
definirsi d’azzardo è necessaria dunque la compresenza di due fattori
fondamentali: il fine di lucro da parte della persona impegnata
nell’attività di gioco e l’aleatorietà della vincita o della perdita, che
deve essere intrinsecamente connaturata al gioco.
Nel gioco d’azzardo la valutazione normativa dei due elementi,
ovvero l’Alea e il fine di lucro, non è dissociabile in termini priorità,
ma è unitaria ed inscindibile ed entrambi gli elementi concorrono a
caratterizzare tale fattispecie criminosa#1

I giochi ammessi sono quelli introdotti in deroga alla legislazione
in materia. Il gioco pubblico viene riconosciuto dall’ordinamento
come lecito, in presenza di ragioni riconducibili a motivi di utilità
e gli viene attribuita piena tutela giuridica. La caratteristica
principale di questo tipo di giochi è che è sempre presente la figura
di un soggetto pubblico o privato che si occupa dell’organizzazione
e della gestione del gioco e che consente ad una pluralità di persone
di parteciparvi.

Codice Civile
A disciplinare il settore dei giochi non c’è solo il Codice penale,
ma anche il Codice civile ai sensi degli artt. 1933 ss. Queste due
normative rappresentano la disciplina di carattere generale del
gioco, da coordinare con la legislazione specialistica in materia.
In particolare l’art. 1933 prevede che “non compete azione per
il pagamento di un debito di giuoco o di scommessa, anche se si
tratta di scommessa o di giuoco non proibiti”. Sulla base di questa
norma i giochi e le scommesse, che non abbiano come oggetto
competizioni sportive e che non costituiscano lotterie organizzate,
pongono in essere rapporti che non sono vincolanti dal punto di
vista giuridico. Invece, per quanto riguarda le scommesse sportive
e le lotterie organizzate, operano gli artt. 1934#2 e 1935#3 c.c.,
che prevedono il sorgere di una obbligazione civile perfetta.
Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS):
Il TULPS è una disciplina più specialistica che va a definire gli
apparecchi e i congegni per il gioco lecito.

L’art. 110 comma 5 TULPS stabilisce che “si considerano apparecchi e congegni
automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d’azzardo
quelli che hanno insita la scommessa o che consentono vincite
puramente aleatorie di un qualsiasi premio in denaro o in natura
o vincite di valore superiore ai limiti fissati al comma 6”. Oltre a
stabilire cosa è vietato, l’art. 110, dal comma 6 e 7 in poi, elenca
le caratteristiche che devono possedere questi apparecchi per
essere considerati legali.

In sintesi, le macchinette devono avere le seguenti caratteristiche:
• attestato di conformità alle disposizioni vigenti
rilasciato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e da
l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato; si devono
attivare con l’introduzione di moneta metallica;
• devono essere presenti contemporaneamente elementi
aleatori ed elementi di abilità;
• ci deve essere la possibilità per il giocatore di scegliere la
propria strategia di gioco;
• il costo della partita non deve superare un euro; la durata
minima di una partita è di quattro secondi;
• la vincita è distribuita in denaro con l’erogazione di
monete metalliche;
• ogni vincita non può essere superiore a cento euro.

La definizione di Caillois:
Nel 1958 Roger Caillois ripartì i giochi in quattro classi: i giochi
di Alea, di Ilinx (vertigine), di Agon (abilità) e di Mimicry (di
maschera). I giochi di abilità e di alea, pur facendo parte della
stessa dimensione, sono antitetici: se i giochi di alea dipendono
dal destino, quelli di agon dipendono dall’abilità del giocatore,
e si caratterizzano per la competitività, poiché, al contrario dei
giochi di alea – dove unico interlocutore è il destino -, ci si batte
con un altro giocatore. Anche gli animali conoscono i giochi
di competizione, di vertigine, di maschera, ma quelli di alea si
definiscono come giochi umani per eccellenza. Gli animali infatti,
“esclusivamente immersi nel loro immediato e troppo schiavi dei
loro impulsi, non sono in grado di immaginare una potenza astratta
e insensibile al cui verdetto sottomettersi anticipatamente per gioco
e senza reagire”.

Attendere passivamente il fato, rischiare su questo una somma
di denaro per moltiplicarla accettando il rischio di perderla,
è un atteggiamento che esige una capacità di previsione, di
rappresentazione e di speculazione, di cui è capace solo una
mente in grado di astrarre e pronosticare4. Sembra proprio che
Caillois non si sbagliasse nel definire l’azzardo il gioco umano per
eccellenza, basti guardare le cifre riguardanti il gioco d’azzardo,
che hanno reso questo settore non solo la terza industria in Italia
per fatturato, ma anche uno dei pochi a non sentire la crisi.

Nel 2011 sono stati raccolti 79,9 miliardi di euro complessivi, con
una crescita del 25,7% rispetto ai 60,9 miliardi del 2010#5.

A trainare ilsettore dei giochi ci sono le Newslot e le Vlt
(Video lottery terminal),con un incasso complessivo, nel 2011,
di 41,6 miliardi (pari al54,4%), seguite da Lotto e Lotterie,
con un introito di 19,4 miliardidi euro (pari al 25,3%).
Il guadagno facile e la mancata richiesta di particolari abilità
diventano specchietto per le allodole, e il
miraggio di diventare ricchi grattando un cartoncino o tirando
una levetta tenta molti, troppi italiani.